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| Sundavar ghignò, come il gatto quando ha messo il topo in trappola. Poi, mielata, si rivolse a Shun: "Attento, Shun... Io ho promesso che non sarete uccisi... Non ho detto che vi avrei lasciati andare tanto facilmente, né che non vi avrei feriti." Poi si rivolse ai suoi soldati: "Soldati di Galbatorix! Imprigionate subito questi uomini, e conduceteli sulla nave. Deve esservi strettissima sorveglianza. Drogate gli stregoni. Prestate particolare attenzione al fratello di Eragon, sebbene in queste condizioni non potrà nuocerci... Io di persona mi occuperò di Shun." I soldati si mossero come un solo uomo ed in breve tutti i Varden sopravvissuti erano solidamente incatenati l'un l'altro, e gli stregoni dormivano un sonno profondo dovuto alle droghe che avevano neutralizzato i loro poteri. Roran fu curato e legato con solidi ceppi, lontano dagli altri Varden, curato a vista da cinque soldati ed uno stregone. Nel frattempo, Sundavar si rivolse allo sventurato Shun: "In quanto a te, mio povero e coraggioso umano, dovrò assicurarmi che non andrai da nessuna parte. Quindi... Jierda du kalfis!" Shun non poté trattenersi dall'urlare di dolore quando le sue ossa rotte fuoriuscirono dalla pelle lacerata degli stinchi. L'elfa concluse: "Ti troverai davanti a Galbatorix in persona, al tuo risveglio. Buona notte, caro, e grazie! Slytha!" Gli occhi di Shun si chiusero in un sonno liberatore dal dolore che lo prendeva alle gambe.
Le navi salparono, mentre Sundavar avvertiva mentalmente il suo alleato della conclusa missione presso Vroengard. |
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